Lavanderie a Cielo Aperto: Il Fenomeno delle Relazioni Patinate Esposte sui Social

Oggi Alice Campello e Alvaro Morata si sono detti addio ma per rendere la separazione reale ed ufficiale, lo hanno annunciato sui social. Perché finché non posti non è vero.

Dopo Ilary e Totti, Ferragni e Fedez, un’altra coppia patinata e fino a poco meno di un mese fa innamoratissima, ha distrutto i sogni di milioni di seguaci che li volevano felici per sempre.

Assistiamo con sempre maggiore frequenza ad un fenomeno inverso rispetto all’antico “i panni sporchi si lavano in famiglia”: questa è invece l’epoca delle lavanderie a cielo aperto, “venghino-siori-venghino” che c’eravamo tanto amati…fino a ieri, ma da oggi non più.

E sorge il dubbio – legittimo – che quel fino-a-ieri sia sempre stato un falso d’autore, come le borse di Louis Vuitton che si vendono a via Fiori Chiari: pur sapendo che sono merce contraffatta la gente le compra pagandole pure diverse centinaia di euro. Perché l’illusione di possedere la borsa firmata è più forte della consapevolezza che sia falsa. Chissenefrega insomma.

Viviamo un equivoco di massa in cui la realtà viene consapevolmente mistificata dalla rappresentazione che di essa si sceglie di offrire e che viene scientemente accettata. Banalmente, come in qualsivoglia legge di mercato, l’offerta risponde alla domanda. Vogliamo essere presi in giro e va bene così.

La storia di ciascuno di noi diventa un distillato di sequenze di quindici secondi ciascuna, con tanto di colonna sonora a scelta, come dei mini-cortometraggi o, piuttosto, degli spot pubblicitari. Credo ci sia una sorta di vanità insita nell’essere umano nel rivedersi su uno schermo (per quanto piccolo che sia) come protagonista del suo stesso film, di cui è regista, produttore, sceneggiatore, come una Hollywood fatta in casa in cui ciascuno ha il proprio momento di gloria, e poco importa se il pubblico, gli spettatori, facciano scrolling mentre sono in barca a vela a Porto Cervo oppure seduti sul gabinetto di casa propria.

Prima di essere una scelta professionale per le ben note implicazioni economiche (adv, supplied by, gifted…), si tratta di una scelta personale, umana e di vita. Veri o pilotati che siano, i contenuti comportano in ogni caso una sovraesposizione mediatica dei soggetti coinvolti, più o meno consapevolmente, oltre che una spettacolarizzazione (nella maggior parte dei casi anche maldestra) di momenti di vita intima. E hai voglia a dire <ma io pubblico solo quello che decido di pubblicare>: il confine è labile e il più delle volte non esiste.

E’ sufficiente pubblicare ecografie a poche settimane di gravidanze, proposte di matrimonio seguite nella maggior parte dei casi dal matrimonio stesso e, a stretto giro, dalla comunicazione ufficiale di separazione; quello che cuciniamo, quello che mangiamo, le diete che facciamo, i massaggi per eliminare la cellulite sui glutei, la pizza nel piatto e lo stesso piatto vuoto dopo averla mangiata; la location di casa, poi quella della vacanza, quella del ristorante, quella dell’ufficio, quella della palestra…e potrei andare avanti all’infinito. Come si fa a misurare cosa si riesce a tenere fuori da questo Truman Show pret-a-porter proiettato dalla scatoletta di alluminio da circa mille euro che ci portiamo dietro come un prolasso ovunque andiamo?

Poi però <vi chiediamo rispetto per la nostra privacy>. Il dizionario Treccani definisce privacy la vita personale, privata, dell’individuo o della famiglia, in quanto costituisce un diritto e va perciò rispettata e tutelata:  Il termine si usa soprattutto con riferimento a persone note e che hanno una vita pubblica, ma si adopera anche in modo più generico.

I temi sono, a mio avviso, principalmente due:

  1. Non esiste più vita privata dell’individuo o della famiglia in quanto vi è una rinuncia consapevole e volontaria alla stessa;
  2. Tutti anelano a sentirsi personaggi pubblici nella nuova accezione di influencer; il macellaio, il portinaio, la casalinga, l’imprenditrice, chiunque insomma.

Il fatto che io mi sia messa a buttare giù queste riflessioni stasera, non ha nulla a che fare con alcuna pretesa finto-moralista. Mi sono solo sentita, una volta in più, profondamente a disagio, uncomfortable come direbbero gli inglesi, a pensare che tutto questo stia accadendo davvero.

La deviazione verso una forma irreale di realtà è la nuova normalità.

E non ci accorgiamo che i social sono quanto di più antisociale l’uomo potesse generare. E benché questo sia stato già detto innumerevoli volte alla fiera delle banalità, tuttavia è una di quelle che condivido fino al midollo.

Forse la relazione finisce quando non si hanno più stories da condividere, reel da postare, quando non ci sono più content da creare, e allora basta così. E adesso sì che <dovete rispettare la nostra privacy>, adesso dateci tempo di pensare a qualcos’altro e fatevi i fatti vostri… almeno finché non torniamo con un altro post.

L’amore è eterno finché dura e, solitamente, dura finché posta.

Se non postiAMO, non possiAMO. Mi dispiace ma non ti AMO.

Forse é il caso di avvisare i due anziani coniugi che ogni domenica siedono alla panchina nel parco dietro casa mia tenendosi la mano mentre lui legge il Times e lei un romanzo ogni volta diverso: ma non gliel’ha mai detto nessuno che in cinquant’anni, almeno una volta dovevano postare?

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Foto credit @alicecampello Instagram

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