#7 – La musica del Violinista Spettinato

Cronaca emotiva di una domenica pomeriggio

E’ difficile, se non vivi Londra, immaginare quanto sappia essere sempre appropriata ed opportuna in ogni manifestazione di sé. 
Tutto ciò che vedi, senti e respiri, trova una collocazione perfetta negli angoli e nelle crepe dei tuoi stati d’animo.  

Come è successo domenica pomeriggio, mentre passeggiavo lungo il Tamigi ed all’altezza della Tate Modern mi sono fermata di colpo ad ascoltare un musicista di strada, un violinista dai capelli arruffati, che suonava una musica che non saprei descrivere, ma che in quel momento era anche mia. 

I miei piedi hanno inchiodato, ho tirato fuori il telefono per riprendere qualche secondo di quello spettacolo senza palcoscenico e me ne sono sentita pienamente parte. 

Per me era una musica di una malinconia crepuscolare sullo sfondo di un tramonto a cielo aperto e senza nuvole. 

Era una musica che suona nostalgie e lontananze. Era una musica dolce e discreta, una musica senza ritmo perché segue quello di chi l’ascolta. Una musica morbida, di velluto rosso che è sempre quello delle grandi occasioni. 

Una musica che accompagna una solitudine; una musica totale che cancella tutto il rumore del mondo: mi sembrava di ascoltarla con una di quelle cuffie gigantesche senza fili che portiamo alle orecchie quando vogliamo disconnetterci da tutto; ed io ero proprio così: disconnessa dal mondo tra la folla di passanti, ascoltavo in solitaria il mio concerto muto, come se non ci fosse nessun rumore e nessun’altro intorno. 

Dopo qualche manciata di secondi vissuti in questa breva ed intima eternità, sono tornata sulla terra, ho cominciato a guardarmi intorno, a girare lo sguardo e mi sono chiesta con sana curiosità: <chissà cosa sentono gli altri, la gente che mi passa accanto, ascoltando questa musica…>

E sono giunta alla conclusione che in realtà quella musica sapeva essere universale: giovani coppie al primo o secondo appuntamento si sfioravano timidamente le mani in un sorriso profondo guardando il violinista spettinato; bambini addobbati coi cappellini di Natale assieme ai genitori si fermavano ad ascoltare e lasciavano qualche monetina arrossendo compiaciuti per poi salutare con le manine paffute e scappare via; i due vecchietti che stavano insieme da cinquantasette anni, lui che spingeva lei sulla sedia a rotelle, si fermavano anch’essi ad ascoltare e si stringevano le mani rugose ma salde ancora più forte, in una indissolubilità che non si mette in discussione. 
L’uomo delle bolle di sapone puliva l’asfalto a fine giornata spazzando via la schiuma in una danza silenziosa; il venditore ambulante di mandorle caramellate non urlava il suo prodotto, ma – rispettoso – faceva cenni benevoli ai passanti di provarlo; i due poeti a richiesta – Chiedi una poesia sul tema che vuoi tu – Paga quello che ti senti – sedevano senza parlare e probabilmente si lasciavano ispirare.

I vaporetti scivolavano, stranamente silenziosi, sulle acque del fiume che pure portava rispetto.  

La musica del Violinista Spettinato – mi sono detta – andava bene per tutti: per coccolare un sentimento che nasce oppure uno che non si sa dove stia andando, per lo stupore senza malizia di un bambino, per raccontare un legame forte e antico e ancora vivo e attuale, per chiudere una giornata di lavoro, per ispirare dei versi… 

Londra è questo: è sempre appropriata ed opportuna, è sempre un posto per ciascuno stato d’animo, una casa con una stanza che può diventare infinite ed alle quali si accede da un’unica porta, nonostante la Brexit!

Londra, domenica pomeriggio, era la mia malinconia e, al tempo stesso, la felicità di mille altri, un arcobaleno di storie e di emozioni, un film di infiniti episodi che scorrono tutti in contemporanea sullo stesso schermo, una mare aperto in cui navigano zattere, gommoni, catamarani e navi da crociera seguendo rotte diverse e a volte sfiorandosi ma senza mai collidere. 

Il mio sguardo, mentre scrivo, è ancora fermo lì, in quel metro quadrato di asfalto in cui la mia passeggiata ha trovato il suo senso, in mezzo a folle di sconosciuti: ciascuno nel ruolo di se stesso, ciascuno immerso nella propria storia e già fuori da essa nel momento stesso in cui la raccontava agli altri passanti; ciascuno attore di una pellicola “mozzacuore” e mozzafiato. 

Sullo sfondo, una regia sapiente e inconsapevole che coglieva i tratti di ogni personaggio, di ogni vita, di ogni emozione; sullo sfondo lui, il Violinista Spettinato e la musica che suonava fuori da ognuno di noi. 

© Riproduzione riservata Londranomala.com

Lascia un commento